Come vi piace

Rosalinda o Come vi piace … una commedia sull’amore e sulla  ricerca dell’identità. Un testo  ambiguo, mimetico, evanescente, filosofico, musicale e poetico. Per metà rapido e improvvisamente lento. Qualcosa, ma anche il suo opposto. Una commedia che non si può o forse non si deve definire. Un luogo/contenitore dove tutti possono  ritrovare qualcosa di se stessi, per se stessi. Una tragedia che diventa una commedia e che già nell’ironia del titolo spiega il suo obiettivo: Essere come a noi pubblico piace. Un percorso di conoscenza filosofica, dove la riflessione umanistica sul tema del Tempo porta alla scoperta di un Nuovo Mondo, un immenso spazio poetico ancora inesplorato. Un viaggio a volte oscuro e doloroso alla scoperta di altri luoghi dentro e oltre se stessi.

In Come vi piace così come in La Tempesta, si attraversa la natura dell’essere umano per passare dal dramma politico alla fiaba metafisica dove l’Amore è il deus ex machina.

L’Amore che ci riporta all’infanzia, a mondi sconosciuti e inesplorati e a nuovi desideri che aprono alla vita. Attraverso il meccanismo dell’Amore l’uomo ritrova il desiderio di stare insieme. Unica alternativa alla guerra e al dolore. E si salva dall’orrore del mondo solo attraverso la follia, l’immaginazione, la conoscenza, il sogno, la creazione. Ma è questo che ci vuol dire veramente Shakespeare? Che il mondo è un orrore e che l’unica salvezza si trova nell’ immaginazione e nella fantasia dell’uomo?

Questo “As you like it” vuole essere uno spettacolo Shakespeariano “in musica”.

Uno spettacolo dove gli attori, pur restando attori, canteranno. Quel che voglio fare è esaltare l’aspetto musicale e poetico del testo. Trovare  l’ombelico sonoro nascosto tra le sue pagine. Perché musica e poesia sono i veri protagonisti dell’atmosfera di questo testo. Per far questo ho con me un grande Maestro compositore:  Arturo Annecchino. Un poeta delle note. Insieme  stiamo cercando  di incontrare il giusto equilibrio tra musica e parole.

Intraprendiamo insieme a Rosalinda, la protagonista assoluta dell’opera, un viaggio attraverso la natura dell’uomo. Viaggio che  ci porta a cambiamenti improvvisi e a volte traumatici. Rosalinda, che  prigioniera di uno spazio di violenza, d’intrighi, di antichi rancori, di sentimenti contro natura, cambia per necessità se stessa e inventa un gioco che l’aiuti a fuggire: il gioco dell’innamoramento.

Attraverso il suo “gioco” Rosalinda, come Prospero come Amleto come Re Lear, ci guida e ci porta ad una riflessione sul rapporto tra Potere e Natura e sull’essenza dell’uomo in rapporto al proprio spazio. Rosalinda, anche se per gioco, sa mettere in discussione le basi dell’essere; per questo è un’eroina del nostro teatro contemporaneo. Rosalinda ci porta da uno spazio ad un altro parallelo dove si rivela il mondo dell’immaginazione e dell’amore. Una foresta un po’ vera, un po’ falsa, un po’ immaginata un po’ sognata certamente esasperata. Una foresta nella quale Rosalinda e l’inseparabile cugina Celia hanno immaginato di giocare fin dall’infanzia.

Un luogo dove la “solitudine” non è una calamità ma una scelta ben precisa, pensata e desiderata. Perché la Natura unisce, mescola quello che passa tra cielo e terra, e non esclude. Uno spazio quindi dove tutto è possibile. Uno spazio dove il tempo è assente, uno spazio della mente, uno spazio sospeso, uno spazio poetico,  dove  è possibile cambiare se stessi per cercare la propria identità. Uno spazio enigmatico che può capovolgere il destino dell’uomo. Anche con esiti pericolosi. Infatti, in questa commedia metamorfica “tutti” cambiano, tutti subiscono una profonda trasformazione. Tutti scoprono un altro mondo dentro se stessi.

Per la scena. Penso a due spazi: uno da tragedia  e uno da commedia. Il primo tempo (da tragedia): una stanza-gabbia simbolica, un’area di scontro dove avvengono lotte tra uomini, conflitti politici, incontri illeciti. Un mondo chiuso dietro simboliche reti di obblighi e regole imposte: il palazzo-prigione dove vive chiusa Rosalinda. Il secondo tempo (da commedia): un labirinto di strisce di pvc che invadono tutto lo spazio del Globe. Una foresta di plastica, uno schermo multimediale nel quale appare una Natura a volte reale o volte onirica. Una natura che in movimento perpetuo avvolge i nostri personaggi come in un clima da sogno.

Una pioggia di strisce di  luce che evocano una simbolica foresta  di petrolio, ora liquida ora solida. Una foresta  astratta, un labirinto dove gli amanti ora si scambiano ora si perdono per poi ritrovarsi senza sosta. Una foresta magica dove tra le sue pieghe tutto è possibile.

Si parte, dunque, mostrando una violenza anche fisica, chiusi dentro una gabbia come animali prigionieri di un sistema, per addentrarci poi nelle viscere più nascoste dell’animo umano mostrandone la profonda fragilità; l’incompletezza. Tutti i personaggi, infatti, sono incompleti. Tutti sono orfani di una parte di se stessi. Tutti schiavi delle regole della Natura.

Solo Imene, personaggio soprannaturale per eccellenza, potrà non sottostare alle rigide regole che la Natura impone agli uomini, che mossa dal suo Prospero/Rosalinda come un educato Ariel muoverà i nostri amanti a suo piacimento, fermando il Tempo con il suo passaggio fino a portare questa storia ai nostri giorni.

Marco Carniti

 

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